1/4 -
2/4 -
3/4 -
4/4 -
Letteralmente dal francese “piede di gallina”. Ma se il motivo si fa più grande, allora diventa pied de coq. La storia di questo pattern si intreccia tra natura, tecniche di tessitura e icone pop. Una scacchiera, solitamente bianca e nera, su cui da anni, forse millenni, si gioca la partita della moda tra necessità di vestiario e tendenze, Francia e Regno Unito, tra aristocrazia e cultura punk.
C’era una volta in Scozia
Il primo esempio nella storia del motivo pied de poule è il mantello di Gerum, risalente al 360-100 a.C. e rinvenuto nel 1920 in Svezia. Probabilmente questo motivo venne importato dagli invasori vichinghi nelle campagne scozzesi dove, realizzato in maglia con lana non tinta, il bianco si faceva con la lana delle pecore bianche e il nero con quella delle pecore nere. Un esempio di come un pattern nasca spesso da necessità pratiche.
Le passerelle di Parigi, Dior, i punk
Coco Chanel adotta il pied de poule già dagli anni venti, ma fu Christian Dior con i tailleur in tweed a rendere iconico questo motivo, che si fece strada anche come motivo grafico sulla bottiglietta del profumo Miss Dior. A renderlo un motivo aristocratico per eccellenza forse fu Jacqueline Kennedy, con il famoso tailleur che la First Lady indossa durante la campagna presidenziale 1959-1960. Vent’anni dopo, Lady Diana lo riporterà alla ribalta, lasciando spazio alla cultura punk di appropriarsene per decontestualizzarlo con proporzioni esasperate, contrasti e spille da balia.
Come si realizza il pied de poule?
Nasce in tessitura, sull’armatura del twill con l’alternanza di fili bianchi e fili scuri. Il suo habitat è il tweed, il classico tessuto in lana cardata sul quale i contorni si fanno leggermente sfumati. Nei pettinati in lana o cashmere la resa si fa invece nitida. Ma si può realizzare anche come jacquard in maglia o come stampa sui tessuti.